sabato 29 febbraio 2020

1^ Domenica di Quaresima

La Quaresima di Gesù e… la nostra Quaresima 
Un cammino di Penitenza, di Conversione, e di Carità

In questa prima domenica di Quaresima, il Vangelo ci introduce nel cammino verso la Pasqua, mostrando Gesù che rimane per quaranta giorni nel deserto, sottoposto alle tentazioni del diavolo (cfr Mt 4,1-11). Questo episodio si colloca in un momento preciso della vita di Gesù: subito dopo il battesimo nel fiume Giordano e prima del ministero pubblico. Egli ha appena ricevuto la solenne investitura: lo Spirito di Dio è sceso su di Lui, il Padre dal cielo lo ha dichiarato «Figlio mio, l’amato» (Mt 3,17). Gesù è ormai pronto per iniziare la sua missione; e poiché essa ha un nemico dichiarato, cioè Satana, Lui lo affronta subito, “corpo a corpo”. Il diavolo fa leva proprio sul titolo di “Figlio di Dio” per allontanare Gesù dall’adempimento della sua missione: «Se tu sei Figlio di Dio…», gli ripete (vv. 3.6), e gli propone di fare gesti miracolosi - di fare il “mago” - come trasformare le pietre in pane per saziare la sua fame, e buttarsi giù dalle mura del tempio facendosi salvare dagli angeli. A queste due tentazioni, segue la terza: adorare lui, il diavolo, per avere il dominio sul mondo (cfr v. 9). Mediante questa triplice tentazione, Satana vuole distogliere Gesù dalla via dell’obbedienza e dell’umiliazione – perché sa che così, per questa via, il male sarà sconfitto – e portarlo sulla falsa scorciatoia del successo e della gloria. Ma le frecce velenose del diavolo vengono tutte “parate” da Gesù con lo scudo della Parola di Dio (vv. 4.7.10) che esprime la volontà del Padre. Gesù non dice alcuna parola propria: risponde soltanto con la Parola di Dio. E così il Figlio, pieno della forza dello Spirito Santo, esce vittorioso dal deserto. Durante i quaranta giorni della Quaresima, come cristiani siamo invitati a seguire le orme di Gesù e affrontare il combattimento spirituale contro il Maligno con la forza della Parola di Dio. Non con la nostra parola, non serve. La Parola di Dio: quella ha la forza per sconfiggere Satana. Per questo bisogna prendere confidenza con la Bibbia: leggerla spesso, meditarla, assimilarla. La Bibbia contiene la Parola di Dio, che è sempre attuale ed efficace. Qualcuno ha detto: cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe?; se tornassimo indietro quando la dimentichiamo: tu ti dimentichi il telefono cellulare - oh!, non ce l’ho, torno indietro a cercarlo; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino, cosa succederebbe? Chiaramente il paragone è paradossale, ma fa riflettere. In effetti, se avessimo la Parola di Dio sempre nel cuore, nessuna tentazione potrebbe allontanarci da Dio e nessun ostacolo ci potrebbe far deviare dalla strada del bene; sapremmo vincere le quotidiane suggestioni del male che è in noi e fuori di noi; ci troveremmo più capaci di vivere una vita risuscitata secondo lo Spirito, accogliendo e amando i nostri fratelli, specialmente quelli più deboli e bisognosi, e anche i nostri nemici. La Vergine Maria, icona perfetta dell’obbedienza a Dio e della fiducia incondizionata al suo volere, ci sostenga nel cammino quaresimale, affinché ci poniamo in docile ascolto della Parola di Dio per realizzare una vera conversione del cuore.

Papa Francesco


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Carnevale diocesano 2020
Con le Parrocchie e gli Oratori della nostra Unità pastorale 

Degna di nota, anche quest’anno, la partecipazione delle Parrocchie e degli Oratori dell’Unità pastorale di Mogoro al Carnevale diocesano di San Gavino M. Un centinaio i bambini, i ragazzi e gli animatori provenienti da Mogoro, Masullas, Gonnostramatza, Simala e Siris, accomunati dall’unico gruppo del “Dottor sorriso”. Attrus annus! 

sabato 22 febbraio 2020

7^ Domenica del Tempo Ordinario

Amate i vostri nemici per essere perfetti come il Padre
Riflessione sulla Liturgia della Parola festiva

L’autore del Libro del Levitico (I Lettura) ci presenta l’identità di Dio, che è santo e ci chiama alla santità, poiché apparteniamo al suo popolo. Segno della santità è l’amore verso i fratelli: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Il salmista (Salmo 102) dà lode al Signore misericordioso che ci concede benefici innumerevoli, è grande nell’amore, perdona le nostre colpe, è tenerissimo verso quelli che lo temono. Gesù (Vangelo) ci chiama a essere perfetti, misericordiosi come il Padre nostro celeste che è benevolo verso i giusti e verso gli ingiusti, facendo sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Siamo veri figli del Padre se, come Gesù, con la potenza dello Spirito amiamo i nostri nemici e preghiamo per quelli che ci perseguitano, vincendo il male con il bene, praticando le opere di misericordia verso i più bisognosi. Poiché santo è il tempio di Dio che siamo noi, come ci ricorda l’apostolo Paolo (II Lettura), amiamoci come Gesù ci ha amati, vivendo la chiamata battesimale alla santità, alla perfezione dell’amore. Riconosciamo che apparteniamo a Cristo, il quale appartiene al Padre. In questo sacramento della nostra salvezza è presente l’amore di Cristo per noi.
don Francesco Dell’Orco


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sabato 15 febbraio 2020

6^ Domenica del Tempo Ordinario

La nuova legge
Riflessione sulla Liturgia festiva, da maranatha.it 

Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, a darle quel «di più» che la fa superare come legge e la fa accettare come scelta interiore. Di fatto la giustizia del fariseo si limita all'osservanza degli articoli di legge. La giustizia del cristiano non dipende prima di tutto dalla semplice osservanza della legge, ma dal fatto che gli ultimi tempi sono compiuti in Gesù, e che Gesù per primo e giunto ad obbedire alla legge in comunione con il Padre. Cristo stabilisce un nuovo criterio di valutazione morale: l'intenzione personale. E' nel cuore che si decide l'atteggiamento più vero e più radicale dell'uomo, è lì che bisogna portare l'attenzione e la scelta: questa è la superiore esigenza della legge, il «di più» con cui Cristo la porta a compimento e a perfezione. Non basta non uccidere, bisogna non adirarsi (Mt 5,21s). Non basta non commettere adulterio, bisogna non desiderare la donna degli altri (Mt 5,27s). Non basta lavarsi le mani prima dei pasti, bisogna «purificare» l'interiore dell'uomo (Mc 7,1-23). Non basta erigere monumenti ai profeti, bisogna non farli tacere uccidendoli (Mt 23,29ss). Non basta dire: «Signore, Signore», ma bisogna « fare la volontà del Padre che è nei cieli» (Mt 7,21). Non basta dire parole senza fine nella preghiera, bisogna aver fede nella bontà di Dio (Mt 6,7). Non basta il sacrificio, non serve a niente l'atto di culto e l'osservanza dei precetti minori se non si pongono al primo posto nella propria vita morale la giustizia, la misericordia e la fede [...]. Non si può onorare Dio se il fratello è disonorato, perché Dio è in ogni fratello che incontriamo, specialmente nei poveri, nei piccoli, negli umili, nei disprezzati. 


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sabato 8 febbraio 2020

5^ Domenica del Tempo Ordinario

Il giusto risplende come luce
Ogni discepolo è “sale della terra” e “luce del mondo”

Leggendo il Vangelo di questa domenica il rischio di cadere nel moralismo è molto alto. Spesso infatti l’essere sale e luce viene trasformato nel “dover essere” sale e luce. Gesù, nel grande discorso della montagna, attorniato dai discepoli e dalle folle che lo ascoltano proclama: “Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo”, non dice “voi dovete essere il sale… voi dovete essere la luce”. Noi siamo sale e luce perché siamo stati chiamati ad ascoltarlo, siamo stati eletti nella grande compagnia della Chiesa, attraverso il Battesimo e sostenuti dall’Eucaristia, a stare davanti a lui che ci parla. Questo ci ha già resi sale e luce. La docilità all’ascolto ha in sé la capacità di farci essere sale e luce. Dobbiamo coltivare questa docilità e umiltà necessarie affinché lo Spirito possa trovare in noi dei canali privilegiati all’annuncio della salvezza. Ma c’è un grande rischio: perdere il sapore. Ai tempi di Gesù, spesso il sale era usato per alimentare il fuoco dei forni; alla fine del processo di combustione non aveva più il suo potere di insaporire il cibo e veniva buttato via. Possiamo perdere il sapore quando riduciamo la nostra vita ad accendere forni invece che cuori. Luce del mondo: “Io sono la luce del mondo…, voi siete la luce del mondo”. Illuminati da Lui per illuminare di Lui.


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sabato 1 febbraio 2020

Presentazione del Signore

VIENI, SIGNORE, NEL TUO TEMPIO SANTO
Riflessione sulla liturgia festiva, da maranatha.it

Per la Chiesa di Gerusalemme, la data scelta per la festa della presentazione fu da principio il 15 febbraio, 40 giorni dopo La nascita di Gesù, che allora l’Oriente celebrava il 6 gennaio, in conformità alla legge ebraica che imponeva questo spazio di tempo tra la nascita di un bambino e la purificazione di sua madre. Quando la festa, nei secoli VI e VII, si estese in Occidente, fu anticipata al 2 febbraio, perché la nascita di Gesù era celebrata al 25 dicembre. A Roma, la presentazione fu unita a una cerimonia penitenziale che si celebrava in contrapposizione ai riti pagani delle «lustrazioni». Poco alla volta la festa si appropriò la processione di penitenza che divenne una specie di imitazione della presentazione di Cristo al Tempio. Il papa san Sergio I (sec. VIII), di origine orientale, fece tradurre in latino i canti della festa greca, che furono adottati per la processione romana. Nel secolo X la Gallia organizzò una solenne benedizione delle candele che si usavano in questa processione; un secolo più tardi aggiunse l’antifona Lumen ad revelationem con il cantico di Simeone (Nunc dimittis). La presentazione di Gesù al Tempio è più un mistero doloroso che gaudioso. Maria «presenta» a Dio il figlio Gesù, glielo «offre». Ora, ogni offerta è una rinuncia. Comincia il mistero della sofferenza di Maria, che raggiungerà il culmine ai piedi della croce. La croce è la spada che trapasserà la sua anima. Ogni primogenito ebreo era il segno permanente e il memoriale quotidiano della «liberazione» dalla grande schiavitù: i primogeniti in Egitto erano stati risparmiati. Gesù, però, il Primogenito per eccellenza, non sarà «risparmiato»,  ma col suo sangue porterà la nuova e definitiva liberazione. Il gesto di Maria che «offre» si traduce in gesto liturgico in ogni nostra Eucaristia. Quando il pane e il vino - frutti della terra e del lavoro dell’uomo -  ci vengono ridonati come Corpo e Sangue di Cristo, anche noi siamo nella pace del Signore, poiché contempliamo la sua salvezza e viviamo nell’attesa della sua «venuta».


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