sabato 25 gennaio 2020

3^ Domenica del Tempo Ordinario

LA DOMENICA DELLA "PAROLA DI DIO"
Riflessione di p. Antonio Rungi

Questa domenica è molto importante a livello liturgico ed ecclesiale, in quanto è la prima volta nella storia della Chiesa che si celebra una domenica specifica dedicata interamente alla Parola di Dio. Papa Francesco, infatti, con la lettera apostolica in forma di "Motu proprio", dal titolo "Aperuit illis", del 30 settembre 2019, ha stabilito che la terza Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell'anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l'unità dei cristiani. Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un'unità autentica e solida. Oggi, a conclusione dell'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani capita ad hoc il vangelo di Matteo della terza domenica del tempo ordinario e che è un forte invito alla conversione come sequela di Cristo sulla via del dono e del servizio. E' Gesù stesso che rivolge questo caloroso invito ai suoi seguaci a Cafarnao sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Un invito che rimane inalterato nei contenuti, nella sostanza e nella risposta anche nell'oggi della Chiesa. La domenica dedicata alla Parola - ha scritto Papa Francesco - possa far crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture, così come l'autore sacro insegnava già nei tempi antichi: «Questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (Dt 30,14).


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sabato 18 gennaio 2020

2^ Domenica del Tempo Ordinario

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà
Commento al Vangelo (Gv 1,29-34) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Gennaio-Febbraio 2020

Strane parole quelle pronunciate da Giovanni il Battista nel Vangelo di questa domenica, strane per noi ma non per l’uomo ebreo di quel tempo che conosceva bene tutta la profondità biblica e rivelatrice dell’immagine dell’agnello. L’agnello era stato l’ultima cena degli ebrei schiavi in Egitto. Il suo sangue, sugli stipiti delle porte, era il segnale dato all’angelo sterminatore di passare oltre e non colpire nessuno di quella casa. Il Battista, indicando Gesù secondo questa categoria religiosa, sta dicendo a tutti i presenti, a se stesso, e oggi lo dice anche a noi, che quell’uomo, che umilmente veniva verso di lui per farsi battezzare, era il qui e ora della misericordia del Padre. Gesù, in fila con i peccatori, è il segno efficace del perdono di Dio. Non c’è più nessuna casa, nemmeno la mia, nemmeno quella di ognuno di noi, sulla quale ha potere l’angelo della morte. La morte è stata vinta pe sempre e non ha più alcun potere sul credente, cioè su colui che decide di poggiare la sua vita e la sua speranza sulla persona del Figlio, che prende su di sé il peccato del mondo. Dopo il battesimo inizia la vita pubblica di Gesù. C’è un mondo che Lo aspetta, che attende la rivelazione del suo amore e della sua provvidenza. Dio stesso rende il suo eletto luce delle nazioni: non è una bravura nostra, non è un compito che possiamo svolgere da soli ma con lui, lasciando che lui agisca in noi e attraverso noi. Solo Gesù corrisponderà pienamente a questa chiamata, ma a noi che siamo il suo corpo spetta l’onore e l’onere di essere un riverbero della sua luce.


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sabato 11 gennaio 2020

Battesimo del Signore

Il Signore benedirà il suo popolo con la pace
Commento al Vangelo (Mt 3,13-17) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Gennaio-Febbraio 2020

Nel momento in cui Gesù, battezzato da Giovanni, esce dalle acque del Giordano, lo Spirito Santo, in forma di colomba, si posa su di lui e prende pubblicamente avvio la sua missione di salvezza. Questa missione è caratterizzata dallo stile del servo umile e mite, munito solo della forza della verità, come aveva profetizzato Isaia: “Non griderà, né alzerà il tono, […] non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta, proclamerà il diritto con verità” (Is 42,2-3). Ecco lo stile di Gesù, e anche lo stile missionario dei discepoli di Cristo: annunciare il Vangelo con mitezza e fermezza, senza gridare, senza sgridare qualcuno, ma con mitezza e fermezza, senza arroganza o imposizione. La vera missione non è mai proselitismo ma attrazione a Cristo. Ma come? Come si fare questa attrazione a Cristo? Con la propria testimonianza, a partire dalla forte unione con Lui nella preghiera, nell’adorazione e nella carità concreta, che è servizio a Gesù presente nel più piccolo dei fratelli. Ad imitazione di Gesù, pastore buono e misericordioso, e animati dalla sua grazia, siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza gioiosa che illumina il cammino, che porta speranza e amore. Questa festa ci fa riscoprire il dono e la bellezza di essere un popolo di battezzati, cioè di peccatori – tutti lo siamo – salvati dalla grazia di Cristo, inseriti realmente, per opera dello Spirito Santo, nella relazione filiale di Gesù con il Padre, accolti nel seno della madre Chiesa, resi capaci di una fraternità che non conosce confini e barriere.
Papa Francesco, Angelus, 8 Gennaio 2017


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