sabato 13 luglio 2019

15^ e 16^ Domenica del Tempo Ordinario

I precetti del Signore fanno gioire il cuore 
La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice

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sabato 29 giugno 2019

13^ e 14^ Domenica del Tempo Ordinario

Spiritualità del "Tempo Ordinario": 
tempo di sequela e discepolato
a cura di Matteo Ferrari, OSB 

Il tempo ordinario è costituito da trentatré o trentaquattro settimane, distribuite tra la festa del battesimo del Signore e l’inizio della quaresima (primo periodo), e tra la settimana dopo pentecoste e la solennità di Cristo Re (secondo periodo). A differenza degli altri tempi liturgici, il tempo ordinario non celebra un particolare mistero della vita del Signore e della storia della salvezza, bensì il mistero di Cristo nella sua interezza. È il tempo per eccellenza della sequela e del discepolato, sulle orme di Gesù verso il compimento della storia (XXXIV domenica). Due elementi sono fondamentali per cogliere il significato e l’importanza del tempo ordinario: il lezionario, con la lettura semicontinua dei vangeli sinottici, e la domenica. Intorno a questi due assi portanti, la Chiesa nel tempo ordinario si può sperimentare in cammino, sostenuta dalla parola, sulle orme di colui che per lei e per l’umanità intera ha donato la sua vita. Celebrando così il mistero di Cristo nel tempo del suo pellegrinaggio, la Chiesa impara a conformare la sua vita a quella del suo Signore. Il tempo ordinario, che spesso viene considerato quasi un tempo minore, un tempo poco significativo, è invece il tempo dove si gioca in qualche modo la verità degli altri tempi, il tempo dell’ordinarietà e della quotidianità, il tempo della vita dei discepoli di Gesù che devono fare della Pasqua il criterio fondamentale della loro esistenza. Il tempo ordinario, se vissuto nella fedeltà al cammino che la liturgia ci propone, può divenire il tempo “custode” di quella “capacità di ordinarietà” di cui oggi forse noi e le nostre comunità abbiamo bisogno.


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sabato 22 giugno 2019

Corpus Domini

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore
Commento al Vangelo (Lc 9,11-17) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Maggio-Giugno 2019

Nel Vangelo di questa domenica Gesù insegna alle folle l’azione potente di Dio quale re; inoltre guarisce le persone afflitte dalle più svariate malattie. Infine desidera fermarsi ancora per offrire cibo in abbondanza. Facendo così, egli mostra di prendersi cura della vita di tutti, quale vero pastore, e di fare della moltitudine una grande famiglia, nella comunione del pasto preso assieme e servito dai discepoli, ma dato da lui. Quella massa di gente, la più disparata, diventa così un popolo solo. Prima della distribuzione Gesù eleva gli occhi al cielo per far capire che all’origine di tanta provvidenza sta il dono del Padre celeste che dall’alto guarda quell’assembramento di persone, segnate dalla sofferenza. Gesù si comporta da vero padrone di casa che invita ospiti e presiede al pasto. Così avverrà nell’ultima Cena, quando con lo stesso gesto di prendere il pane, offrirà tuttavia un cibo di altro valore, il suo corpo donato, e inviterà a bere una bevanda, quale sangue versato. Ma non si può comprendere tutto ciò se non in vista del banchetto escatologico nel regno di Dio. Di quel regno il Maestro aveva parlato a quella gente di Galilea, che forse attendeva qualcosa di più materiale.


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sabato 15 giugno 2019

Santissima Trinità

O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Commento al Vangelo (Gv 16,12-15) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Maggio-Giugno 2019

Gesù è la verità perché fa conoscere il volto nascosto, misterioso e inaccessibile del Padre. A tale missione si aggiunge quella dello Spirito di verità che glorifica Gesù per renderlo luminoso al credente, per farlo vedere quale Figlio eterno del padre e che da lui ha ricevuto ogni cosa, a tal punto che può dire: “Tutto quello che il Padre possiede è mio”. Così lo Spirito Santo porta a conoscenza perfetta la persona di Cristo, la sua opera, il mistero salvifico che lo congiunge in comunione di vita con il Padre. Un preciso ambito della sua funzione è quello di aiutare i credenti a comprendere l’insegnamento di Cristo. Lo Spirito insegna nel cuore dei discepoli la verità che essi hanno appreso pubblicamente da Cristo, perché la possano poi annunciare agli uomini. Non dobbiamo pensare certo che Gesù non ci abbia insegnato ogni cosa, che abbia tralasciato qualche verità importante, che non abbia detto tutto circa il mistero di Dio e della nostra salvezza. Lo Spirito non porterà nuove verità rispetto a ciò che ha detto Gesù, ma ne darà l’interpretazione, l’intelligenza piena e l’assimilazione profonda. Allo stesso modo Gesù non porta una dottrina sua, ma quella del Padre e parla in suo nome.


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sabato 8 giugno 2019

Pentecoste

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra
Commento al Vangelo (Gv 14,15-16.23-26) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Maggio-Giugno 2019

L’invio dello Spirito da parte del Padre avviene per intercessione di Gesù. Egli lo qualifica come “un altro Paràclito”, per indicare che il primo è lui stesso e che l’azione dello Spirito Santo sarà in continuazione con la sua. Questa presenza non risulta passeggera o momentanea, riservata in particolari situazioni, ma sarà “un rimanere per sempre”, una dimora stabile, una presenza duratura. I cristiani sono idonei a percepire la presenza dello Spirito solo se amano il Cristo, nella disponibilità a obbedire ai suoi insegnamenti. La venuta dello Spirito permette l’abitazione di Dio nel credente con la conseguente effusione dell’amore divino. Poiché lo Spirito è l’unione del Padre e del Figlio, in lui si attua la presenza degli altri due. Uno dei compiti dello Spirito riguarda l’ammaestramento del tutto interiore nel cuore del credente. Lo Spirito testimonia la verità degli insegnamenti di Gesù, per farli ricordare, affinché siano gustati in profondità e capiti nella loro continua attualità. Non sono parole che non fanno più presa sul presente, destinate a essere sostituite con altri insegnamenti più moderni. Anzi, nella luce dello Spirito la parola di Gesù brilla nella sua ricchezza.


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sabato 1 giugno 2019

Ascensione del Signore Gesù

Ascende il Signore tra canti di gioia
Commento al Vangelo (Lc 24,46-53) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Maggio-Giugno 2019

La solennità dell’Ascensione del Signore racchiude due elementi. Da una parte orienta il nostro sguardo al cielo, dove Gesù glorificato siede alla destra di Dio. Dall’altra parte, ci ricorda l’inizio della missione della Chiesa: Gesù risorto e asceso al cielo manda i suoi discepoli a diffondere il Vangelo in tutto il mondo. Pertanto questa festa ci esorta ad alzare lo sguardo al cielo, per poi rivolgerlo subito alla terra, attuando i compiti che il Signore risorto ci affida. L’Ascensione del Signore al cielo, mentre inaugura una nuova forma di presenza di Gesù in mezzo a noi, ci chiede di avere occhi e cuore per incontrarlo, per servirlo e per testimoniarlo agli altri. Si tratta di essere uomini e donne dell’Ascensione, cioè cercatori di Cristo lungo i sentieri del nostro tempo, portando la sua parola di salvezza sino ai confini della terra. In questo itinerario noi incontriamo Cristo stesso nei fratelli, soprattutto nei più poveri, in quelli che soffrono nella propria carne la dura e mortificante esperienza di vecchie e nuove povertà. Come all’inizio Cristo Risorto inviò i suoi apostoli con la forza dello Spirito Santo, così oggi Egli invia tutti noi, con la stessa forza, per porre segni concreti e visibili di speranza. Perché Gesù ci dà la speranza, se ne è andato in cielo e ha aperto le porte del cielo e la speranza che noi arriveremo lì.
Papa Francesco, Regina coeli, 13 Maggio 2018 


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sabato 25 maggio 2019

6^ Domenica di Pasqua

Ti lodino i popoli o Dio, ti lodino i popoli tutti
Commento al Vangelo (Gv 14,23-29) 
tratto dal Messalino “Sulla Tua Parola" di Maggio-Giugno 2019

Quando si parte si saluta. Non così va inteso il commiato di Gesù, che dona ai suoi discepoli la pace, che comprende quei beni messianici che solo Cristo può consegnare, quale frutto della vittoria sull’odio del mondo. Se Gesù sta per tornare al Padre, l’amore dei discepoli deve superare il dramma della partenza e protrarsi al di là del contatto visibile. E’ solo nell’amore che si stabilisce la comunione con Cristo, che permette la sua abitazione e quella di suo Padre nel cuore di coloro che osservano il suo insegnamento evangelico. Non può esserci l’uno, l’amore, senza l’altra, l’osservanza della sua Parola. Anche il Paràclito insegna a far conoscere il nome di Gesù, per condurre il credente alla comprensione del mistero del Figlio unigenito. Gesù sembra andare verso l’umiliazione del calvario, in realtà si dirige verso la realtà piena e definitiva, quella del Padre, più grande di lui. Ciò deve far nascere la gioia, in quanto Gesù può orientare i suoi seguaci verso la casa del Padre, che è pienezza di felicità. Per questo la partenza di Gesù non costituisce una separazione definitiva, anche perché egli ritorna nella potenza dello Spirito Santo. I credenti lo possono sperimentare.


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